La svalutazione di sé

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Mettersi in dubbio, giudicarsi negativamente e in maniera continua, perdere fiducia in se stessi e nelle proprie capacità: tutti questi elementi rientrano nella svalutazione di sé, che va però affrontata e superata

La svalutazione di sé: come nasce, evolve e si sviluppa nell’individuo

Molto spesso capita che le persone mettano in dubbio il proprio modo di agire, parlare e considerarsi nella vita di tutti i giorni. Può accadere che dopo una discussione, una lite o un evento drammatico ci si trovi a chiedersi se non sia propria responsabilità. O, più banalmente, se non si abbia la colpa di ciò che è successo. Tutto questo rientra in un processo che ha una definizione precisa: la svalutazione di sé.

Questo modo di pensare a sé come agenti nel mondo, e quindi come responsabili delle conseguenze nella vita nostra e altrui, nasce con il migliore degli intenti e ci permette di aggirarci tra i nostri simili come persone responsabili e sensibili. A volte però può accadere che questo meccanismo si vizi e che finisca con l’essere più un ostacolo che una forma di maturità e civiltà.

È il caso delle situazioni in cui ci troviamo intrappolati in relazioni insoddisfacenti. Quando non riusciamo a esprimere liberamente la nostra volontà senza domandarci costantemente se non stiamo sbagliando a dichiarare i nostri bisogni e le nostre necessità.

“Ci si attira sempre il trattamento che si pensa di meritare”

Andy Warhol

Questo meccanismo può essere alimentato da una bassa autostima, scarsa fiducia in se stessi, ansia da separazione o tendenze masochistiche latenti. Se estremizzato, può essere il nucleo di rapporti interpersonali caratterizzati da svalutazione, denigrazione e nei casi peggiori da violenza psicofisica.

Nei casi più complessi è possibile che durante il periodo evolutivo ci si sia in qualche modo convinti di essere inadatti, non meritevoli di affetto e amore, indegni di essere trattati come tutti quanti. In situazioni come questa ci si trova a credere fermamente che le relazioni che si hanno, siano esse amicali o sentimentali, debbano essere per forza connotate da emozioni e comportamenti che incidono negativamente sulla persona. Della serie “se non mi controlla vuol dire che non tiene a me”, o anche “mi prendono in giro, ma solo perché mi vogliono bene”.

La svalutazione di sé: come combatterla e superarla

Ma come si può rompere questo circolo vizioso? Come renderci conto che lo stato di insoddisfazione che proviamo è connesso al modo in cui noi stessi crediamo di dover essere trattati dagli altri?

Il primo passo da fare è quello di rendersi conto che si merita di più. Fatto difficile proprio perché la convinzione di non valere nulla è spesso più forte del desiderio di migliorare la propria condizione. Lo sforzo che bisogna concedersi di fare è quello di dare il beneficio del dubbio alle persone che tengono a noi e ci ricordano che valiamo più di quanto crediamo. Come ogni persona che ci è passata sa bene, il difficile è arrivare a credere alle parole di chi ci è vicino smentendo cosi quella vocina interiore che ci fa credere di non valere poi cosi tanto.

Successivamente, si deve avere il coraggio di mettersi in gioco. Lo si può fare con l’aiuto dei propri cari e di un professionista, per riuscire a fare i conti con questa idea inconscia. Tentare di capire per quale ragione ci svalutiamo in questo modo permettendo agli altri di minare la nostra felicità e la nostra sicurezza è il passo più laborioso. Tuttavia, grazie ad un lavoro mirato ad acquisire maggiore consapevolezza di sé, si può trovare un equilibrio di vita più soddisfacente modificando quegli aspetti di noi stessi che ci hanno intrappolato in relazioni poco appaganti.

Dott. Filippo Faccini, Psicologo, Ph.D. in Psicologia Dinamico Clinica, Professionista CMT, Assegnista presso il Dipartimento di Psicologia Dinamica Clinica e Salute, cofondatore dello Studio di Psicoanalisi Castelli Romani.

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